venerdì 23 maggio 2008

Laboratorio Pakistan

Intervista a Beena Sarwar. La giornalista pachistana ha tenuto una conferenza per la Fondazione Basso - Sezione Internazionale sulle conseguenze della guerra al terrorismo in Pakistan, in particolare sui temi della tutela dei diritti umani e dei diritti delle donne.
Roma, 18 aprile 2008.
Intervista di Ombretta Scattoni


mercoledì 7 maggio 2008

Laboratorio Libano

Il fisico libanese Mohammed Ali Kobeissi illustra i suoi studi sulla presenza di uranio impoverito, e arricchito, in Libano in seguito all'invasione da parte di Israele nel 2006. Kobeissi ha analizzato il terreno radioattivo dei crateri causati dalle bombe israeliane nella cittadina di Khiam e le urine della popolazione di Beirut residente nelle zone più colpite della città.
Roma, Palazzo Marini, 27 marzo 2008.

Leggi la relazione di Kobeissi
Leggi le interviste di La Rinascita a Mohammed Ali Kobeissi e a Emilio Del Giudice

Guarda il video (in inglese)


martedì 25 marzo 2008

Ricerca scientifica e nuove armi

Fondazione Basso - Sezione Internazionale
XIII Corso di formazione sul Diritto dei Popoli

Conferenza del prof. Emilio Del Giudice, Fisico, ricercatore dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e dell'International Institute of Biophysics di Neuss (Germania). Roma, Camera dei Deputati, 28 febbraio 2008.


Prima parte: la scoperta dell'effetto Bridgman e della Fusione fredda





Seconda parte: nuove armi ed effetto Bridgman





Terza parte: la ricerca militare sulla Fusione fredda





Video editing a cura di Luca Muzi

mercoledì 5 marzo 2008

Laboratorio Afghanistan

Fondazione Basso - Sezione Internazionale
XIII Corso di formazione sul Diritto dei Popoli

Conferenza tenuta da Mohammed Daud Miraki sulle conseguenze della guerra sulle popolazioni afghane e sulle contaminazioni del territorio causate dall'uso uso di armi all'uranio.
Roma, 25 gennaio 2008.
Video a cura di Luca Muzi

sabato 2 febbraio 2008

Navigando con la giustizia
Intervista a Sonia Regina dos Santos Ribeiro

In un tempo in cui slogan come “legge e ordine” o “tolleranza zero” vengono adottati anche da da coloro che si professano progressisti, sembra strano sentir parlare di giustizia e legalità come strumenti di emancipazione sociale. Eppure è così, in Brasile, nello stato dell'Amapà, c'è un tribunale galleggiante che, viaggiando sul Rio delle Amazzoni, amministra la giustizia e afferma i diritti delle popolazioni locali, delle donne, dei lavoratori. Tutto questo è reso possibile da una legge federale del 1995 che prevede la decentralizzazione e la semplificazione dei procedimenti giudiziari e l'istituzione di un pacificatore che porti a una soluzione informale dei conflitti. Ma soprattutto grazie all'impegno di due donne: il giudice Sueli Pereira Pini e la mediatrice Sonia Regina dos Santos Ribeiro, che nel 1996 hanno avviato il primo progetto di tribunale itinerante brasiliano. Da allora la vita dell'arcipelago delle Bailique è cambiata notevolmente e Sonia Ribeiro è venuta in Italia per partecipare all'Assemblea dell’Onu dei Popoli (Perugia 5 e 6 ottobre 2007) e raccontare questa trasformazione su invito della Sezione internazionale della Fondazione Basso.
«Quando abbiamo effettuato il nostro primo viaggio nel marzo '96 non eravamo più di otto persone su una piccola imbarcazione: un giudice, un notaio e alcuni assistenti del tribunale – racconta Sonia Ribeiro – oggi l'organico è molto più ampio e le nostre attività si sono moltiplicate».
Grazie a un finanziamento della Fondazione del Banco do Brasil il progetto di “Justiça Fluvial Itinerante” viaggia su un battello battezzato A justica ven a bordo e una volta ogni due mesi solca per una settimana le acque del Rio delle Amazzoni portando la giustizia in comunità molto distanti da Macapà, la capitale dello Stato.
Sonia Ribeiro racconta i motivi della scelta di operare in questa zona del nord del Brasile: «“bailique” vuol dire “ballerine”, queste isole si muovono a causa delle correnti del Rio e le comunicazioni sono spesso difficili. Gli abitanti delle comunità locali sono sempre vissuti in uno stato di totale abbandono e povertà, vivono di un'economia di sussistenza e il tasso di analfabetismo è molto alto. Il Brasile è tristemente noto per la realtà delle favelas, ma lì la situazione è ancora peggiore. In questo contesto abusi e violenze sono molto diffusi, perciò abbiamo deciso di far arrivare la giustizia là dove non si era mai vista». All'inizio il progetto incontrò non poche difficoltà a causa della mancanza di giudici disposti ad abbandonare la toga e il palazzo e affrontare un viaggio scomodo verso comunità fortemente emarginate. «Però – ci tiene ad aggiungere – chi ha partecipato alla missione è sempre voluto tornare».
Una delle attività che caratterizza il progetto di “Justiça Fluvial” è la registrazione anagrafica e il rilascio di documenti. «Non potrò mai scordare quando una volta un uomo se andò sventolando il suo documento d'identità e gridando: 'ora esisto!'» ci dice Sonia Ribeiro spiegandoci che, non essendo registrate all'anagrafe, per lo Stato queste persone non esistevano e, di conseguenza, non avevano alcun diritto. Oggi, invece, possono votare e possono far richiesta per sussidi di disoccupazione o di invalidità. Insomma possono godere dei loro diritti di cittadinanza. Questa semplice procedura burocratica è all’origine di una presa di coscienza da parte delle popolazioni locali e ha portato alla nascita di associazioni che si sono battute per ottenere scuole, ambulatori, acqua potabile, fino ad arrivare ad ottenere dal governo federale la licenza per mettere in piedi una radio comunitaria.
Il tipo di criminalità nelle Bailique non è diverso da quello delle periferie urbane, ci spiega Sonia Ribeiro, e sono i soggetti più deboli a farne le spese, soprattutto le donne. «Le donne in questa realtà sono totalmente sottomesse, stanno a casa e non possono lavorare. Il loro compito è badare ai figli, lì una famiglia media ne ha sette». Sono molti i casi di abusi e violenze, soprattutto sulle bambine, anche all'interno delle stesse famiglie. L'operato del Tribunale, che ha competenze sia civili, sia penali, come anche giurisdizione sui minori, si inserisce in un ampio sistema d'intervento. «Noi cerchiamo di individuare i responsabili di violenze e cerchiamo di farli arrestare e condannare. Inoltre, dato che questi abusi, specie sui minori, creano situazioni di disagio mentale, il Tribunale incarica degli psicologi che aiutino queste persone». Col tempo è emersa la necessità di creare maggiore consapevolezza su questi temi, per questo attualmente alle attività del tribunale è collegato un programma di educazione sessuale che insegna l'uso dei contraccettivi e la prevenzione dalle malattie sessualmente trasmissibili. «E' solo quando l'opera di prevenzione e di educazione fallisce che entra in gioco l'attività giudiziaria vera e propria». In dieci anni è considerevolmente aumentato il numero di donne che denunciano le violenze subite e oggi ci sono diverse iniziative volte a inserire le donne nel mondo del lavoro, «c'è un riscatto più generale rispetto a una loro condizione di sottomissione». Complessivamente, grazie all'intervento, del Tribunale i casi di violenza si sono dimezzati rispetto al '96.
Insieme al Tribunale sono arrivate anche le scuole, le comunità locali, infatti, hanno chiesto che fossero costruite lì dove non ce n'erano mai state, così è stata realizzata una barca, che si chiama “scuola della foresta”, dove gli alunni provenienti da queste otto isole vanno a studiare e dove hanno la possibilità di utilizzare un computer e un collegamento ad internet e così aprirsi al mondo esterno. I collegamenti con le località più distanti sono assicurati da delle navette finanziate dal governo. La barca è stata interamente costruita dagli artigiani locali, perché l'intervento del Tribunale è volto anche a migliorare le condizioni dei lavoratori dell'Amapà. Gran parte dell'economia delle Isole Bailique, infatti, è di sussistenza e le uniche industrie presenti si occupano dell'estrazione dei cuori di palma destinati all'esportazione verso i paesi europei. Molto spesso le imprese reclutano intere famiglie nel porto di Santana e le portano all'interno, lungo il fiume, promettendogli lavoro e prosperità. In realtà le condizioni di lavoro sono massacranti e la paga è molto bassa, 50 centesimi di real (circa 24 centesimi di euro). «Nei nostri viaggi lungo il fiume viene con noi anche una delegazione dell'ufficio regionale del lavoro, che è legato al ministero del Lavoro, il quale fa un'opera di prevenzione e di verifica delle condizioni di lavoro. Molto spesso ci siamo trovati di fronte a fabbriche clandestine e a casi di riduzione in schiavitù». Anche in questo campo l'attività del Tribunale è stata incisiva e le denunce sono arrivate perfino a grossi imprenditori locali che avevano impiantato nella zona dei veri e propri campi di lavoro.
Sonia Ribeiro è venuta in Italia per raccontare questa esperienza e partecipare all'Assemblea dell'Onu dei Popoli intitolata Tutti i Diritti Umani per tutti. «abbiamo coscienza di lavorare in una realtà locale e non in un contesto internazionale, nonostante questo abbiamo imparato quanto sia importante promuovere una cultura del dialogo e dei diritti rispetto ad una della prevaricazione e della violenza». Un insegnamento di cui non si può non tenere conto.
Luca Muzi

Da Fondazione, Anno XIII, n.2-3-4, 2007