mercoledì 4 luglio 2007

Dal Vietnam alla Palestina

Vera Pegna è ambasciatrice della Federazione umanista europea presso l'OSCE. Si è a lungo occupata di Medio oriente, soprattutto del conflitto israelo-palestinese e delle strade da intraprendere per una sua soluzione. La Federazione umanista europea fa parte dell'International Humanist and Ethical Union ed è stata fondata a Praga nel luglio 1991, si occupa di laicità dello Stato, delle discriminazioni verso i non credenti e di diritti umani.

Ho iniziato a collaborare con Lelio Basso ai tempi del primo Tribunale Russell sul Vietnam. E' stata un'esperienza affascinante. Fu Bertrand Russell, organizzatore del tribunale, a invitare Basso a farne a parte e fu scelto perché si era già battuto a lungo in difesa dei diritti dell'uomo, spinto da quell'anelito di giustizia che lo ha animato per tutta la vita. Quando poi si trattò di organizzare la seconda sessione di questo tribunale sul Vietnam, Bertrand Russell, che era già molto anziano e aveva problemi di salute, chiese a Basso di sostituirlo nella presidenza. Fu un'esperienza molto forte, le testimonianze che rendevano i vietnamiti sulle violazioni dei diritti umani in quel Paese erano veramente sconvolgenti. Ma fu anche affascinante, perché il Tribunale Russell si impegnò nel ricercare le cause, le logiche, che avevano portato gli Stati Uniti ad aggredire il Vietnam. Questa fu una grande innovazione poiché i tribunali di solito si soffermano su un fatto e lo giudicano, invece in quella sede si cercò di ricostruire la storia della questione vietnamita e Basso fu l'ideatore di questo approccio.
Lelio Basso fu presidente del secondo Tribunale Russell che si occupò dei crimini delle dittature in America Latina, un'esperienza che ha dato il via alla creazione del Tribunale permanente dei popoli, la mia collaborazione con lui proseguì, però, su un altro versante: la questione palestinese.
Basso e io venivamo da esperienze diverse, ma le nostre strade erano convergenti. La sua caratteristica straordinaria era quella di avere davanti agli occhi sempre il mondo intero, tutto lo scacchiere mondiale. Lui sapeva sempre quello che succedeva in America Latina, in Africa, in Asia, ovunque, e quando accadevano dei fatti gravi cercava di capirli. Basso, poi, ha sempre avuto ottimi rapporti col mondo arabo, anche per ragioni professionali, come avvocato. Io, invece, sono nata in Egitto, da una famiglia di origine cultuale ebraica, perché dal punto di vista religioso non siamo ebrei, ma atei, atei militanti direi, e non abbiamo mai fatto parte di nessuna comunità ebraica, però la nostra origine è quella. Essendo vissuta in Egitto per vent'anni, ho visto da vicino la creazione dello Stato di Israele nel 1948, come anche i tentativi fatti dai servizi segreti israeliani di destabilizzare la comunità ebraica, che era inserita perfettamente nella società egiziana, e spingere gli ebrei ad emigrare in Israele.
Il mio coinvolgimento nella questione palestinese, quindi, è dovuto al fatto che l'ho vissuta da punto di vista particolare, quello di una famiglia di origine ebraica, residente nel mondo arabo, che ha subito la nascita d'Israele.
Con Lelio Basso immaginavamo un unico Stato laico per ebrei e palestinesi. Ho ancora a casa la riproduzione di un quadro fatto da un artista palestinese in cui è raffigurato un guerrigliero che alza con le due braccia un fucile e sopra a questo ci sono disegnati una chiesa, una moschea e una sinagoga. Questo era l'ideale della lotta del popolo palestinese. Sin dall'inizio. Infatti, la prima proposta politica ufficiale di Al Fatah, prima ancora che si costituisse l'Organizzazione per la liberazione della Palestina, fu di costruire uno Stato democratico e laico in cui due popoli potessero vivere insieme. Nel 1977 accompagnai Basso ad incontrare Arafat a Damasco. In quella occasione il leader palestinese disse che la soluzione a lungo termine, sarebbe dovuta essere questa. Lelio Basso era d'accordo, la Palestina è un fazzolettino di terra, farne due Stati sarebbe stata un’assurdità. Purtroppo gli israeliani hanno messo in atto una politica di estrema chiusura nei confronti delle rivendicazioni dei palestinesi. Questo ha fatto degenerare la situazione e ha caricato di una tale quantità di odio gli uni verso gli altri che una soluzione di questo tipo non è più ipotizzabile. D'altronde Israele, grazie all'appoggio politico e militare degli Stati Uniti, ha la forza di imporre le sue decisioni. Attualmente, riguardo a una possibile soluzione del conflitto israelo-palestinese, si parla di “due popoli e due Stati”, ma dal tempo di quell’incontro con Arafat gli israeliani hanno fagocitato altre porzioni di territorio palestinese, fino a occupare l'ottanta per cento della Palestina mandataria, quindi, pur volendo, cosa rimane oggi per costituire uno Stato palestinese? In merito a questo, ritornando alla Carta d'Algeri e al diritto all'autodeterminazione dei popoli, vorrei ricordare quello che Ho Ci Minh disse a Lelio Basso sull'intervento statunitense in Vietnam. «Gli americani hanno creduto di poter vincere la guerra mettendo nei loro computer tutti i dati che hanno sul Vietnam, ma quello più importante non l’hanno inserito: l’anelito che spinge i popoli a lottare per la loro libertà».


Vera Pegna
(Testo raccolto da Luca Muzi)

Da Fondazione, Anno XIII, n.1, Gennaio-Marzo 2007

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