Gli aquilani sono venuti a Roma due volte nelle ultime tre settimane per chiedere di essere ascoltati dal governo. All’ultima manifestazione del 7 luglio hanno partecipato tra le tre e le quattromila persone. Quello che i terremotati chiedono sono essenzialmente due cose: la restituzione del 40% delle tasse sospese in dieci anni, anziché del 100% in cinque, come previsto dalla Finanziaria, e una legge organica, che preveda anche una tassa di scopo, per avere tempi certi sulla ricostruzione, niente di più di quello che si è fatto in Italia per tutti gli altri terremoti.
Secondo i dati pubblicati il 6 luglio dalla Struttura per la gestione dell’emergenza (Sge), la popolazione assistita dopo il terremoto è composta da più di 54.000 persone. Tante sono le persone che, nei 57 comuni colpiti dal sisma del 6 aprile 2009, non abitano più nelle proprie case. Di questi circa 15.000 sono attualmente alloggiati nelle abitazioni del piano C.A.S.E. (Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili) e nei Moduli abitativi provvisori (Map).
Queste nuove costruzioni sono state inserite all’interno di 19 nuovi quartieri realizzati dal nulla, quelle new town annunciate dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il giorno dopo il terremoto. Tutti gli altri sono in affitto in altre abitazioni, o sono ancora ospitati negli alberghi, questi ultimi sono più di tremila secondo il rapporto Seg.
I dati forniti dalla Protezione Civile nel marzo 2010 ci dicono che gli edifici privati completamente inagibili (classificazione E ed F) nel territorio colpito dal terremoto sono il 32,1% del totale, circa 22.800 edifici su 71.302. A questi vanno poi aggiunti gli edifici pubblici e i beni culturali. Solo nel comune dell'Aquila sono 12.707 gli edifici completamente inagibili. A questi vanno aggiunti quelli classificati B e C che hanno danni di modesta entità, ma che non sono stati ancora ristrutturati.
Alla costruzione dei 19 nuovi quartieri, non sta seguendo la ricostruzione della città e oggi si vive ai margini delle zone danneggiate dal sisma lasciate, sostanzialmente, a se stesse. Molti terremotati hanno creduto nell’opera del Governo, eppure come ha dichiarato il Sindaco di L’Aquila, Massimo Cialente: «L’anno scorso, in questi giorni, a L’Aquila c’erano Carla Bruni e Michelle Obama e la città sembrava il cuore d’Italia. Un anno dopo siamo qui a prendere botte». Sembra il brutto risveglio da un sogno, sta al Governo dimostrare il contrario.
Secondo i dati pubblicati il 6 luglio dalla Struttura per la gestione dell’emergenza (Sge), la popolazione assistita dopo il terremoto è composta da più di 54.000 persone. Tante sono le persone che, nei 57 comuni colpiti dal sisma del 6 aprile 2009, non abitano più nelle proprie case. Di questi circa 15.000 sono attualmente alloggiati nelle abitazioni del piano C.A.S.E. (Complessi Antisismici Sostenibili Ecocompatibili) e nei Moduli abitativi provvisori (Map).
Queste nuove costruzioni sono state inserite all’interno di 19 nuovi quartieri realizzati dal nulla, quelle new town annunciate dal Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il giorno dopo il terremoto. Tutti gli altri sono in affitto in altre abitazioni, o sono ancora ospitati negli alberghi, questi ultimi sono più di tremila secondo il rapporto Seg.
I dati forniti dalla Protezione Civile nel marzo 2010 ci dicono che gli edifici privati completamente inagibili (classificazione E ed F) nel territorio colpito dal terremoto sono il 32,1% del totale, circa 22.800 edifici su 71.302. A questi vanno poi aggiunti gli edifici pubblici e i beni culturali. Solo nel comune dell'Aquila sono 12.707 gli edifici completamente inagibili. A questi vanno aggiunti quelli classificati B e C che hanno danni di modesta entità, ma che non sono stati ancora ristrutturati.
Alla costruzione dei 19 nuovi quartieri, non sta seguendo la ricostruzione della città e oggi si vive ai margini delle zone danneggiate dal sisma lasciate, sostanzialmente, a se stesse. Molti terremotati hanno creduto nell’opera del Governo, eppure come ha dichiarato il Sindaco di L’Aquila, Massimo Cialente: «L’anno scorso, in questi giorni, a L’Aquila c’erano Carla Bruni e Michelle Obama e la città sembrava il cuore d’Italia. Un anno dopo siamo qui a prendere botte». Sembra il brutto risveglio da un sogno, sta al Governo dimostrare il contrario.
Pubblicato dalla Fondazione Robert F. Kennedy il 9 luglio 2010.

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